Essere Freelance

Le parole che cercavi

Copywriter: un po’ psicologo, un po’ buon amico, un po’ barista. Parliamone

 

Prima di fare la copywriter, blogger e scrittrice ho vestito i panni di commessa, studentessa, cameriera, cuoca, segretaria, super eroina, consulente fiscale, insegnante, baby sitter, promoter (scopri l’intruso)… insomma di clienti  in 35 anni di onorata carriera in style “mi devo pagare gli studi a tutti i costi” ne ho visto. I clienti che mi capitano ora però, quelli che di rado incontri, che conosci da dietro uno schermo, che senti per telefono sono una categoria a parte.

Li amo, li amo tutti, facili e meno facili. Perché Giacomo mi aiuta a pagare la corrente, Roberta mi da una mano a comprare i vestitini per mia figlia, Zaccaria mi ha dato un aiuto sostanziale quando ho dovuto comprare il latte Nidina in polvere, poi c’è Rosina che mi aiuta a pagare il prestito personale. Sono tutti importanti, sono tutti quasi amici, eppure ho dovuto imparare a conoscerli, a trattarci. Per quanto siano tutti diversi, hanno un tratto in comune che prima lo capisci, meglio è: vogliono essere ascoltati da un professionista.

Ti faccio un esempio: venerdì dopo aver chiuso con uno di loro (sì sono nomi di fantasia), ho pensato che più che writer mi sentivo un po’ psicologa, un po’ barista. In effetti, a rifletterci bene, le cose stanno proprio così: per questo ho deciso di condividere con te la mia illuminazione weekendina.

Lascialo parlare per carità

Credo che molti abbiano proprio bisogno di farlo. Hanno bisogno di parlare o di scrivere. Non ti dico alcune mail infinite che ricevo. Bene, quando il tuo cliente ha bisogno di parlare, lascialo fare. Non solo hai la possibilità di non parlare tu per qualche momento (e la cosa ha i suoi vantaggi) ma soprattutto hai la possibilità di conoscerlo meglio, di conoscere gli interessi, i generi, gli stili che gli piacciono. Tutto può tornare a tuo vantaggio: in questo modo puoi scrivere articoli che gli calzano a pennello. Ovviamente lascialo parlare e ascoltalo, mi raccomando.

Prevedi le sue parole

Se ti riesce hai fatto bingo. Delle volte Rosina non trova le parole giuste, io aspetto qualche secondo e le vengo in aiuto. Trovare le giuste parole è il mio lavoro, quando lo faccio a lei piace, e io implicitamente dimostro che le parole per me non hanno segreti… o se ne hanno, ne hanno davvero pochi.

Tu sai sempre cosa fare

E’ importante che il cliente lo creda. Siamo writer non divinità pagane in cerca di adoratori; non sappiamo sempre cosa fare, ma l’importante è farlo credere perché tanto, gira che ti rigira, troviamo sempre il modo. Per cui non preoccupare il cliente mai deve diventare il tuo mantra. Lui parla, tu ammicchi e lo sostieni con il tuo “si, si certo, ci penso io”, e poi sotto a sgobbare per rendere reali i sogni di Zaccaria.

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Il professionista sei tu

Se non lo metti subito in chiaro gestire il cliente può diventare difficile. Perché nonostante lui faccia scarpe, decori bomboniere giapponesi in Thailandia, produca talco o venda piantine aromatiche e tu scriva da 15 anni, alcune volte il cliente crede di saper scrivere meglio di te. Può succedere, non facciamone un dramma e cerchiamo di non essere permalosi. Per evitare che succeda imponiti come professionista, se succede comunque hai due strade: assecondarlo, non assecondarlo. A te l’ardua scelta.

Il cliente che ha a che fare con un freelance che reputa professionista e professionale si sentirà subito confortato, in ottime mani. Lavorare con lui sarà un piacere. Ma se ti percepisce insicuro, dubbioso, in forse, oh bhe, allora è la fine.

Detto questo passo e chiudo, ho un cliente da chiamare. Ne avrò per un po’. Mi chiedo spesso come loro, i nostri clienti, vedano noi freelance. Un giorno mi metterò nei loro panni. Potrebbe essere divertente e istruttivo, non credi?

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L’immagine l’ho trovata qui. Grazie.

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